Teoria
Le categorie per leggere il crimine dei potenti: la criminologia che da noi manca.
Gli articoli
Giovedì 16 luglio, a Genova, la Corte d'Assise legge la sentenza sul crollo del ponte Morandi: 43 morti. Un saggio di Luca Santa Maria, dedicato a Federico Stella, sullo stile con cui si costruiscono le difese dei potenti.
L'Italia è terra di disastri industriali, eppure i crimini d'impresa restano «anonimi»: poco studiati, poco percepiti, poco perseguiti. Claudia Marcolungo, docente di Diritto ambientale all'Università di Padova, riprende il filo del contro-manifesto e affronta un tema rimasto sottotraccia: l'anonimato societario.
Contro-manifesto sul caso Moretti. Il 2 luglio 2026, su la Repubblica e il Sole 24 Ore, è apparsa una pagina a pagamento in difesa di un cittadino che non viene mai nominato, e che tutti riconoscono. Rispondiamo.
A Taranto lo «Stato che lascia fare» ha un volto più nudo che altrove: non si limita a non vedere, legifera per non fermare. Un saggio recente legge il caso Ilva con gli strumenti della criminologia del crimine dei potenti — e mostra come la legge sia diventata il luogo della simbiosi tra Stato e impresa, e il danno alla salute una cosa, per anni, perfettamente legale.
Negli Stati Uniti il crimine d'impresa ha una scienza che lo studia da empirista: ne osserva l'organizzazione, ne misura il danno sul campo, e ne ricava schemi che aiutano il giudice a leggere i fatti. La seguiamo lungo due fili — i crimini ambientali e la corruzione internazionale — fino al loro nodo comune, lo Stato che lascia fare, e fino all'oggi: perché entrambe le materie seguono il vento politico, e oggi quel vento soffia all'indietro.