Le uscite
Due righe firmate a Parigi nel 1997 vietano che un processo per corruzione internazionale sia influenzato dall'interesse economico nazionale o dall'identità delle persone coinvolte. Dal caso BAE del 2006 al caso Eni di oggi, una guida alla lettura.
Un miliardo e trecento milioni di dollari, un'assoluzione, due pubblici ministeri processati per cinque anni, una Cassazione che dice «il fatto non sussiste», e un Working Group a Parigi che deve decidere se l'Italia ha rispettato il patto. Il caso OPL 245 in dodici date.
Sessanta segnali d'allarme, poi quarantanove: la richiesta con cui tre organizzazioni hanno portato il caso OPL 245 davanti al Working Group dell'OCSE. I documenti.
Quarantotto paragrafi, ventitré momenti datati, dieci indagini mai aperte, dieci domande da porre all'Italia. La denuncia del 26 agosto 2026 al Working Group dell'OCSE, in italiano e in inglese.
Venti punti per leggere dieci anni: la Sintesi che accompagna la denuncia all'OCSE, con la notazione di ciò che risulta dagli atti, di ciò che è dichiarato da altri e di ciò che è inferenza nostra.
Il rapporto OCSE del 2022 diceva del processo ai pubblici ministeri di OPL 245: «deve ancora fare il suo corso». Lo ha fatto. La nota con cui le motivazioni della Cassazione sono state portate a Parigi.
Sentenza n. 34812/2026 — udienza pubblica del 18 giugno 2026 — depositata il 29 settembre 2026. Il testo pubblicato dalla Corte, con la traduzione inglese non ufficiale.
Dalla proposta di Cernobbio del 1994 sulla non punibilità per la corruzione spontaneamente denunciata alla contemporanea tutela del segnalante. Di Luca Santa Maria.
Punti fermi della Cassazione, finalmente, al dilagante caos. Primi frammenti di esegesi della sentenza della Corte di cassazione sul caso De Pasquale e Spadaro. Di Luca Santa Maria.
Entro il 2030 oltre il 95% dei giudici russi dovrà usare l’intelligenza artificiale nel procedimento giudiziario. Il programma della Corte Suprema, letto sul testo originale.
Il cuore della legge europea doveva diventare esigibile. Sei giorni prima è arrivato il regolamento che lo rinvia al dicembre 2027 e, nel frattempo, lo alleggerisce. Che cosa resta acceso, che cosa è stato tolto senza che nessuno ne parlasse. Le critiche vengono dopo: questa puntata guarda le carte sulla tavola, non giudica.
I cantieri legislativi della stagione, letti come un disegno solo: la stessa mano, lo stesso metodo, lo stesso beneficiario.
Due pubblici ministeri condannati due volte, assolti in Cassazione: il fatto non sussiste. Nella stampa italiana la parola «innocenti» non compare mai. Le parole dei giornali, prima e dopo, verificabili riga per riga.
Il progetto della Commissione Sisto: il modello 231 presunto idoneo esime la società e scherma il datore di lavoro, salvo la colpa grave. La nostra lettura, riga per riga, numeri alla mano.
La 231 compie venticinque anni e finisce dall'analista. Peccato che l'analista sia il suo avvocato, e che la parcella sia già partita. Edizione unica del venticinquennale.
Venticinque anni del decreto 231: la stagione celebrativa, e la riforma approvata dal Consiglio dei ministri il 4 agosto — chi festeggia, chi paga, che cosa c'è nel pacchetto.
Una riforma ministeriale che riscrive la legge fallita, un'intelligenza artificiale che produce gratis ciò che si vendeva a peso d'oro, giudici che cominciano a perdere la pazienza. E un'industria che intanto apparecchia già la festa successiva.
Le dosi nel sangue dei lavoratori, gli effetti già scritti negli studi, i successori del PFOA che sicuri non erano. E la sola notizia che ribalta il racconto: le cavie che hanno smesso di esserlo.
Nessuno sa quanti siano i consulenti della 231, quanto fatturino, se i loro modelli servano a qualcosa. Si sa invece quanta applicazione giudiziaria produce la legge: pochissima. Viaggio dentro un mercato che vive dell'incertezza che promette di eliminare.
La legge spiegata a chi non è del mestiere: da dove viene il decreto 231, come funziona il patto tra Stato e impresa, che cosa aveva promesso e che cosa ne ha fatto la giurisprudenza in venticinque anni.
In venticinque anni la legge sulla responsabilità da reato delle imprese ha generato il business più ricco del diritto penale italiano, e quasi nessun risultato verificabile. Compliance di carta, oro per i consulenti. Presentiamo la nuova serie in quattro puntate.
Ho chiamato «cavie» gli uomini e le donne di questa storia. Non è un'immagine a effetto: è, temo, la definizione esatta. Una cavia non ha scelto, non sa, e qualcun altro decide del suo corpo. Comincia qui la conta dei danni alla salute: il bilancio che nessuno ha finito di fare.
Giovedì 16 luglio, a Genova, la Corte d'Assise legge la sentenza sul crollo del ponte Morandi: 43 morti. Un saggio di Luca Santa Maria, dedicato a Federico Stella, sullo stile con cui si costruiscono le difese dei potenti.
L'Italia è terra di disastri industriali, eppure i crimini d'impresa restano «anonimi»: poco studiati, poco percepiti, poco perseguiti. Claudia Marcolungo, docente di Diritto ambientale all'Università di Padova, riprende il filo del contro-manifesto e affronta un tema rimasto sottotraccia: l'anonimato societario.
Contro-manifesto sul caso Moretti. Il 2 luglio 2026, su la Repubblica e il Sole 24 Ore, è apparsa una pagina a pagamento in difesa di un cittadino che non viene mai nominato, e che tutti riconoscono. Rispondiamo.
Spinetta e Trissino non sono due vicende: sono le due bocche di un solo vulcano. Una stessa molecola — il cC6O4, che appartiene a Solvay — e una stessa regìa li saldano in un unico disastro, esteso a quasi tutto il Nord. Un disastro che resta invisibile, perché nessuno — a partire dal Ministero dell'Ambiente — accetta di chiamarlo con il suo nome.
Dentro la sentenza Miteni — l'accertamento dei fatti contro Syensqo e DuPont sta lì.
A Taranto lo «Stato che lascia fare» ha un volto più nudo che altrove: non si limita a non vedere, legifera per non fermare. Un saggio recente legge il caso Ilva con gli strumenti della criminologia del crimine dei potenti — e mostra come la legge sia diventata il luogo della simbiosi tra Stato e impresa, e il danno alla salute una cosa, per anni, perfettamente legale.
Negli Stati Uniti il crimine d'impresa ha una scienza che lo studia da empirista: ne osserva l'organizzazione, ne misura il danno sul campo, e ne ricava schemi che aiutano il giudice a leggere i fatti. La seguiamo lungo due fili — i crimini ambientali e la corruzione internazionale — fino al loro nodo comune, lo Stato che lascia fare, e fino all'oggi: perché entrambe le materie seguono il vento politico, e oggi quel vento soffia all'indietro.
La storia di un'indagine mai davvero iniziata. Premessa e guida alla lettura.
Apertura di un'inchiesta a puntate sul più grande avvelenamento ambientale mai accertato in Italia.