La denuncia del 26 agosto 2026 è un atto di trentacinque pagine costruito su atti giudiziari. Chi la riceve a Parigi — delegato di uno Stato o esaminatore di un altro — non ha il tempo di leggerla come la leggerebbe un giudice. La Sintesi serve a questo: dice in venti punti che cosa sosteniamo, e per ciascun punto distingue che cosa risulta dagli atti, che cosa è dichiarato da altri e vale per quel che vale, che cosa è inferenza nostra. L'ho depositata presso il Segretariato dell'OCSE il 9 settembre 2026, come supplemento della denuncia, e trasmessa lo stesso giorno alla Presidente del Working Group, al Bureau, alle Delegazioni e alle organizzazioni. La pubblico nei due testi, italiano e inglese.
1. La tesi
La Sintesi apre con la tesi, scritta per intero una volta sola, e la riporto con le sue parole: che dal 2014 a oggi le indagini e i processi che riguardavano Eni e i suoi vertici in relazione al caso OPL 245 «siano stati oggetto di un condizionamento non episodico ma permanente, esercitato dall’interno e dall’esterno del perimetro dell’impresa», «una procedura sotterranea che va sotto l’etichetta “complotto”», e che quel condizionamento «abbia raggiunto il suo scopo in entrambi i filoni»; e che «apparati dello Stato, in più sedi e in tempi diversi, non l’hanno fermato: in parte perché piegati, in parte perché corrotti, in parte perché non hanno voluto guardare». È una tesi, e la Sintesi la sostiene punto per punto dicendo su che cosa poggia. L’esito, scrive, «è documentato e non è controverso»: Eni e i suoi vertici sono usciti indenni da tutte le accuse; l’accusatore interno è imputato di calunnia; i due pubblici ministeri di OPL 245 sono stati processati e due volte condannati, poi assolti dalla Cassazione; l’unica parte civile costituita contro Eni è stata oggetto di accuse che ne hanno troncato la vita professionale. Quell’unica parte civile sono io — e di quel caso, per scelta, la Sintesi non dice.1
2. Il cuore: il biennio 2019-2021
Prima dei venti punti, un paragrafo dice dove guardare. Fra il luglio 2019 e il settembre 2021, scrive la Sintesi, accade tutto: l’indagine sul complotto arriva ai vertici di Eni nel luglio 2019; undici giorni prima l’impresa avrebbe attivato, attraverso due studi legali, un apparato di intelligence privata a supporto della difesa; da quell’apparato, o comunque attraverso di esso, «è probabile» che siano uscite le prove false depositate in Procura nel febbraio 2020; nel corso del 2020 l’indagine si rovescia, e nuove prove, deboli, a favore della difesa prendono il posto di quelle prima acquisite dall’accusa; i due pubblici ministeri di OPL 245 sono denunciati su iniziativa del collega; nel settembre 2021 lo stesso apparato prosegue con l’ingaggio della società Equalize. Il biennio, osserva la Sintesi, è il periodo meno esplorato da ogni indagine e da ogni processo: i fatti che vi accaddero non compaiono in alcuna imputazione nota alla parte civile, e la sola annotazione che lo documenta, quella della Guardia di Finanza del 4 luglio 2025, è arrivata sei anni dopo, dal computer del direttore degli affari legali, esaminato per la prima volta nel 2025.2
3. I venti punti
I titoli dei punti sono una mappa del caso, e li riporto come stanno nel documento. 1. 2014: l’indagine OPL 245 risale fino ai vertici di Eni, e parla il Governo. 2. Il perno: Amara, uomo di Eni e uomo degli apparati dello Stato. 3. 28 luglio 2014: il primo video. 4. 18 dicembre 2014: il secondo video, il più chiaro. 5. Il sistema di relazioni: Paradiso, il procuratore di Trani, il sottosegretario. 6. 2015, Trani: gli esposti fabbricati e il rovesciamento della scena. 7. 2016, Siracusa: gli avvisi per delitti inesistenti, la querela in bianco, l’esposto degli otto magistrati. 8. 2017: la calunnia contro il pubblico ministero di OPL 245 e contro il difensore dell’accusatore. 9. Il denaro: Fenog, NAOC, Napag, la ritrattazione e il «Progetto IDU». 10. 2018-2019: Amara cade, l’indagine arriva ai vertici, i rubinetti si chiudono. 11. Il biennio 2019-2021, I: la macchina. 12. Il biennio, II: 23 gennaio 2020, la denuncia orale e lo «zerbino». 13. Il biennio, III: 5 febbraio 2020, i settantasei secondi. 14. Il biennio, IV: la chat falsa e la chat vera. 15. Il biennio, V: 2021, la svolta a U e le prove appese nel vuoto. 16. Brescia: l’accusa e la condanna dei due pubblici ministeri. 17. Il ribaltamento compiuto: il capo d’imputazione, i rigetti, la requisitoria. 18. I media: la narrazione dominante, e chi la alimentava. 19. La posizione della parte civile, e il silenzio delle difese. 20. Che cosa ne inferiamo, e dove l’inferenza può cadere.3
L’ultimo punto conviene leggerlo per primo, perché dice il limite di tutto il resto. La Sintesi non pretende di aver dimostrato una regia unitaria che dal 2014 a oggi abbia diretto uffici giudiziari, apparati e società. Afferma tre cose, e le tiene separate. La prima, scrive, «è accertata: fra il 2015 e il 2018 due Procure sono state piegate a un interesse privato», e la giurisdizione è stata usata per calunniare i presunti nemici interni dell’impresa di Stato (i punti 6 e 7 indicano gli arresti, i patteggiamenti e le richieste di rinvio a giudizio su cui l’affermazione poggia). La seconda «è documentale»: dal luglio 2019 l’impresa avrebbe finanziato, per mano del proprio direttore degli affari legali e con lo schermo di due studi legali, un apparato di intelligence e dossieraggio sui propri accusatori, e da quell’apparato sarebbero usciti, o vi sarebbero comunque transitati, i documenti falsi depositati in Procura il 20 febbraio 2020. La terza «è inferenziale, ed è la sola che chiediamo di verificare»: che i due usi opposti dello stesso corpo di prove, il silenzio sulla chat falsa, i settantasei secondi, l’omissione di indagini sul biennio e la richiesta di archiviazione del marzo 2026 non siano errori indipendenti, ma il modo in cui un ordinamento evita di guardare l’insieme che è politicamente inopportuno guardare. E la Sintesi dice che cosa farebbe cadere l’inferenza: un confronto fra le due chat che sia stato fatto e abbia dato esito negativo; i due computer senza nome che ebbero accesso al telefono dell’accusatore identificati come suoi; una valutazione giudiziaria dell’operazione Grey che esista e sia ignota a chi scrive. Nessuna delle tre, a oggi, risulta.4
4. Un’avvertenza sulla data
La Sintesi è del 9 settembre 2026 e dice, fin dalla tesi iniziale, che le motivazioni della sentenza della Cassazione sui due pubblici ministeri non erano ancora note. Sono arrivate il 29 settembre; la nota del 9 ottobre, pubblicata in questa pagina del caso, le legge e ne trae le conseguenze. Il testo della Sintesi è pubblicato come depositato.
5. I documenti
Sintesi, «Che cosa sosteniamo», testo italiano, 9 settembre 2026, 17 pagine: Scarica la Sintesi, testo italiano (PDF, 17 pagine). Synthesis, «What we contend», testo inglese, 9 settembre 2026, 19 pagine: Download the Synthesis, English text (PDF, 19 pages).
Note
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Sintesi, «Che cosa sosteniamo», 9 settembre 2026, v13, «La tesi». Chi scrive è parte civile nel procedimento n. 4659/2023 R.G.N.R., n. 643/2024 R.G. dib., Tribunale di Milano, III sezione penale, e autore della denuncia del 26 agosto 2026. ↩
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Sintesi, cit., «Il cuore: il biennio 2019-2021»; annotazione della Guardia di Finanza n. 415782/2025 del 4 luglio 2025 (allegato E.12 della denuncia). ↩
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Sintesi, cit., punti 1-20; ogni punto si chiude con la notazione «Supporto», che distingue accertato, dichiarato e inferito. ↩
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Sintesi, cit., punto 20. Registro. Il testo pubblicato è quello depositato il 9 settembre 2026; la cronologia del deposito e delle trasmissioni è agli atti del denunciante. Ogni persona nominata è presunta innocente; le qualificazioni «piegate», «corrotte», «fabbricati» riferite a uffici e atti rinviano a condanne, patteggiamenti e richieste di rinvio a giudizio citati nei singoli punti, e là dove sono accuse sono dette accuse. ↩
Luca Santa Maria
whitecollarcrimes · 27 ottobre 2026